Mobilità e transizione elettrica, l’importanza della formazione

Email: info@tuttoautomotive.it

Muri o mulini a vento? Problemi ed opportunità della transizione elettrica

Il nostro lettore Franco Fellicò, ci manda questo articolo in cui tocca un tema di assoluta attualità e importanza. Come prepararsi al meglio, allo switch off del 2035? Buona lettura.

Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.

Ho già citato qualche altra volta questo proverbio cinese. Ed è proprio il caso di riproporlo visto che ultimamente pare che anche la Von Der Leyen  sembra propensa a bloccare in qualche modo l’avanzata cinese delle auto elettriche e delle relative batterie. Leggo anche che il Regno Unito che, diversamente dall’Europa, aveva deciso di bandire le auto a benzina e diesel a partire dal 2030, quindi in anticipo rispetto all’Europa, abbia deciso ultimamente di allinearsi a noi spostando la data anch’essa al 2035.

Sono quindi in molti che pensano che una soluzione al problema della transizione elettrica, richieda che ci si debba difendere da chi è in grado di realizzarla meglio di noi stessi e anche di spostare in avanti la data di fine delle ICE (auto con motore termico).

La transizione è desiderata, ma la si vorrebbe fare in autonomia e non si gradisce che ci sia qualcuno che, essendo in grado di gestirla fin da subito, ne possa approfittare. E allora per alcuni la soluzione potrebbe essere l’eliminazione degli incentivi se l’auto elettrica da acquistare è cinese, oppure un pesante dazio da far gravare solo su quelle auto.

A me pare che dopo anni di globalizzazione che ha portato solo benefici, si voglia tornare indietro e si voglia instaurare una sorta di autarchia di lontana memoria.

Bloccare l’avanzata cinese è solo un palliativo

Può darsi che queste scelte riescano anche a ridurre il problema della manodopera dei meccanici, ma solo nel breve, perché, dato che prima o poi la nuova tecnologia si svilupperà ugualmente, il vero risultato sarà un arretramento della nostra capacità lavorativa.

Io penso che una saggia scelta dovrebbe essere invece non solo quella di incentivare le industrie europee a crescere nella produzione di batterie e di vetture elettriche, ma anche di promuovere una crescita professionale delle maestranze che oggi sono utilizzate nella produzione delle ICE, iniziando per tempo l’acculturamento sulle nuove tecniche. E’ un lavoro colossale ma necessario e ci sono 12 anni di tempo per farlo che fortunatamente non sono pochi, ma se mai si comincia, mai si avrà un risultato. E allora come procedere?

I Governi dovrebbero provare a ragionare e la prima cosa che dovrebbero domandarsi è: “Come mai i cinesi sono diventati così bravi e così concorrenziali?” Basta andare un po’ indietro nel tempo per ricordare che qualche decina di anni addietro la Cina era nota perché ci COPIAVA. Le loro tecnologie erano molto indietro rispetto alle nostre ed allora cosa hanno fatto?

Loro non hanno deciso di isolarsi magari bloccando le importazioni dei nostri prodotti avanzati; hanno pensato invece che era meglio adeguarsi e per ridurre il gap che li divideva da noi hanno deciso di copiarci. Ed è così che hanno imparato inizialmente a costruire delle magnifiche macchine fotografiche (copie delle nostre Leica) che riuscivano a venderci in concorrenza con le nostre, ma non si sono limitati solo a quegli oggetti, ma hanno studiato e riprodotto molti altri nostri prodotti. Poi pian piano sono diventati esperti come noi e hanno anche cominciato a migliorare le copie facendole diventare prodotti propri anche superiori per qualità alle copie da cui erano partiti. Oggi la Cina non ha più niente né da copiare né da imparare in certi settori, anzi può in alcuni campi tecnologici darci anche lezioni.

Auto DR, fenomeno da osservare

Allora una decisione certamente più logica di  quelle che stanno per prendere piede potrebbe essere quella di seguire oggi la loro stessa strategia del passato. Dovremmo studiare i loro prodotti e imparare le tecnologie usate nelle loro fabbriche di batterie e anche in quelle delle auto elettriche, copiare le loro tecniche, formare i nostri ingegneri e i nostri tecnici e produrre in Europa tutto quello che ci serve per la transizione. Peccato che i cinesi hanno quasi il monopolio per quanto riguarda la materia prima per costruire le batterie al litio. Fermo restando, che il design italiano non prende lezioni da nessuno, così come gli italiani sono il non plus ultra, quando si parla di dinamica del veicolo e del piacere di guida.

Da osservare, il fenomeno della fabbrica di auto DR. Quest’azienda molisana produce delle vetture in Italia, ma che sono la copia di vetture cinesi, molte parti provengono proprio dalla Cina e i prezzi sono simili se non inferiori alle corrispondenti auto cinesi.

Se oggi siamo noi inferiori per tecnologia alla Cina dovremmo recuperare il tempo perduto così come hanno fatto nel passato loro quando la situazione era invertita.

Conclusioni

La scelta di bloccare in qualche modo i loro prodotti è stupida. Dimostra che riconosciamo la loro superiorità e pensiamo di difenderci tenendo lontane da noi le loro vetture. Finiremo solo per arretrare sempre più e per mancare anche l’obiettivo della transizione. Quando arriverà il 2035 (o anche un anno diverso come qualcuno vorrebbe), ci ritroveremo con una grande quantità di lavoratori inutili, visto che bene o male le auto termiche tenderanno comunque a scomparire. Per questo dovremo ringraziare quei politici che per salvare per qualche anno delle industrie in declino, si dimostreranno essere i veri responsabili della disoccupazione futura.

Franco Fellicò